Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone, Palazzo Reale, Milano, sino al 23 giugno 2019

Ingres emerge dal contesto ideologicamente neoclassico sui cui si proietta potente l’ombra di David. Prix de Rome, prima di partire per l’Italia presenta al Salon del 1806 i Ritratti di Madame Rivière e di Caroline Rivière e il monumentale Sua Maestà l’Imperatore in trono, che ne fa una sorta di Zeus moderno.

Ingres, Giove e Antiope, 1851

Ingres, Giove e Antiope, 1851

Al Salon del 1808 già manda una Bagnante a mezzo busto, Edipo e la Sfinge e la Bagnante Valpinçon, che si afferma per il “colore ambrato di questo torso pallido” – così i Goncourt – aprendo un mondo effettivamente nuovo d’immagine. È, per Ingres, tentare il punto assoluto in cui il corpo fisico si fa perfetta verità altra, classica perché intimamente ripensata, non perché frutto di citazione o paradigma normativo.

Per gran parte del secolo egli incarna il partito della continuità dell’idea pittorica, contrapposto – nelle polemiche assai più che nella pittura – alla ventata romantica di Géricault e Delacroix.  D’altronde per Gautier “qualsiasi soggetto tratti, Ingres vi apporta un’esattezza rigorosa, un’estrema fedeltà di colore e di forma che non s’accorda per niente allo stereotipo accademico”, e Baudelaire scrive: “Un fatto abbastanza particolare e credo inosservato nel talento di Ingres è che egli si applica più volentieri alle donne; le dipinge proprio come le vede, tanto che si direbbe che le ama troppo per volerle cambiare”: cioè l’opposto di quanto predica la nuova tradizione neoclassica.

Ingres, Raffaello e la Fornarina, 1848

Ingres, Raffaello e la Fornarina, 1848

Giove e Antiope, 1851, al volgere di metà secolo è un quadretto da amateur, ma anche l’affermazione definitiva di quanto ormai l’idea di nudo ideale sia irrevocabilmente deragliata.