Franco Grignani (1908-1999). Polisensorialità fra arte, grafica e fotografia, m.a.x. museo, Chiasso, sino al 15 settembre 2019

Strano, grande personaggio, Grignani. Strano perché l’ideologia della separazione tra arte pura e applicata in lui non ha ragione d’esistere sin da subito, così come il mito fallace del professionalismo specializzato.

Grignani, Elaborazione ottica da disegno (induzione), stampa fotografica, anni '50

Grignani, Elaborazione ottica da disegno (induzione), stampa fotografica, anni ’50

È, come per altro verso Munari, d’un anno maggiore, il pioniere d’un pensare e fare che è insieme ricerca di frontiera e design grafico e pubblicità, fotografia e disegno e pittura e scultura e molto altro, senza che egli si senta in dovere di porre distinguo, di dar spiegazioni, di giustificarsi: è così perché non può non essere così, ormai.

Ora anche il territorio dell’arte se ne è reso conto, e la sua figura ha cominciato a insediarsi dove dev’essere, che è un crocevia fervido ma, soprattutto, autenticamente moderno.

Le sue sperimentazioni tra grafiche e fotografiche degli anni cinquanta sono l’apertura di un mondo in una stagione in cui non si parla ancora di optical – e neppure, d’altronde, di fotografia astratta – e assai poco di psicologia della visione, e gli fanno intravvedere il potenziale della comunicazione visiva, campo d’esperienza assai più vasto e fertile di quanto l’ambito strettamente artistico possa offrire.

Grignani, Diacronica 2T, olio su tela, 1965

Grignani, Diacronica 2T, olio su tela, 1965

Il marchio “Pura lana vergine” nasce nei primi sessanta, 1963, ed è ancora qui a dirci dove da subito Grignani avrebbe dato il meglio di sé, senza adeguare la propria ricerca, ma anzi sfruttando sempre ulteriori occasioni di amplificazione e approfondimento.