Manzoni in Holland, Stedelijk Museum Schiedam, sino al 2 giugno 2019

La fine degli anni ’50 e i primi ’60 sono stato, in Olanda, una stagione di fervore straordinario, e Piero Manzoni ne è stato in prima persona il reagente decisivo.

Piero Manzoni, Achrome, 1958, Museum Boijmans Van Beuningen Rotterdam

Piero Manzoni, Achrome, 1958, Museum Boijmans Van Beuningen Rotterdam

La figura di connessione e d’incrocio è Hans Sonnenberg, attorno al quale già nel 1958 si costituisce il gruppo Zero, cronologicamente in anticipo significativo rispetto a quello tedesco di Mack e Piene: e con Manzoni vi prendono parte tra gli altri Pieters, Wagemaker, Dahmen, Schoonhoven, il già grande Schumacher.

L’epicentro è Rotterdam, mentre ad Amsterdam va maturando la generazione già ulteriore di Brouwn, Boezem, Van Elk, Dekkers, e il maturo Henk Peeters agisce a sua volta da vero agitatore culturale: è dal suo attivismo che nasce nel 1962 la mostra “Nul = 0” allo Stedelijk di Amsterdam, vera adunanza internazionale del nuovo clima.

herman de vries, compiled block, 1962

herman de vries, compiled block, 1962

Manzoni, folletto febbrile, tutti incontra solcando l’Europa con la sua utilitaria, con tutti intrattiene epistolari, delle proprie opere fa per tutti gli esempi e i vettori di ciò che l’arte può diventare, ben consapevole che questa eccezione avventurosa e volontaristica, certo allora minoritaria, sarà il nuovo mondo della cultura, ora veramente cosmopolita.