Luce Movimento. Il cinema sperimentale di Marinella Pirelli, Museo del 900, Milano, sino al 25 agosto 2019

Nel 1997 pubblicai una monografia su Marinella Pirelli, e fu il silenzio più completo. Maccome, “quella” Pirelli? La vedova di Giovanni, il Pirelli “comunista”? I presupposti per non prenderne sul serio il lavoro, in un ambiente artistico improntato al fighettismo becero (nel 1997, per dire, anche Castellani era uno poco importante), c’erano tutti.

Marinella Pirelli, Film Ambiente, Allestimento al Museo del Novecento, Milano, 2019

Marinella Pirelli, Film Ambiente, Allestimento al Museo del Novecento, Milano, 2019

Invece Marinella era un’artista appassionata e lucida, aveva svolto un lavoro di frontiera di gran livello, e i documenti e le opere lo dicevano.

Adesso, passata una generazione intera di critici e curatori, ecco la mostra che finalmente la risarcisce, dieci anni dopo la morte, occupandosi dell’aspetto più cospicuo della sua ricerca, il cinema sperimentale, culminato con il complesso Film Ambiente del 1968-1969, a sua volta subito preceduto nel 1966-1967 dallo straordinario Narciso. Film esperienza, dopo esordi nel film d’animazione a loro volta pionieristici. Basterebbe questo a proclamarne la centralità, che non fu nascosta: espose, a suo tempo, da Toselli, da Lucio Amelio, da Mazzoli, e dunque fu tutt’altro che invisibile.

Marinella Pirelli, Meteora trasparente (Doppio arcobaleno), 1970-71

Marinella Pirelli, Meteora trasparente (Doppio arcobaleno), 1970-71

Ma il mood del tempo guardava altrove. Poi la morte improvvisa di Giovanni nel 1973 fu un trauma che provocò un brusco arresto nel lavoro. Questa mostra insegna alcune cose importanti. Che Marinella è stata davvero un’artista di primaria importanza; che fare cose non amministrabili dal mercato come film e installazioni era da subito un modo di condannarsi alla marginalità; che nonostante tutto prima o poi arriva il momento che il lavoro, se è importante, vien fuori.