Lucio Fontana. Le due Pietà per il Duomo di Milano, Museo Diocesano, Milano, sino al 5 maggio 2019

Reduce dai progetti per la quinta porta del Duomo, e implicato in esperimenti di misura architettonica fondamentale, l’Ambiente spaziale con forme spaziali e luce nera del 1949, i primi lavori con fori, il grande soffitto di neon per lo scalone della IX Triennale milanese del 1951, per un tempo Fontana realizza alcune opere d’impronta sacra di rara qualità.

Lucio Fontana, Deposizione di Cristo; bozzetto in gesso, seconda versione, 1954

Lucio Fontana, Deposizione di Cristo, bozzetto in gesso, seconda versione, 1954

Alcune versioni straordinarie della Via Crucis, l’Apparizione del Sacro Cuore a santa Margherita Alacoque per la chiesa di San Fedele a Milano, 1956, ne sono i frutti certi. Altri, come la Vergine Assunta per il Duomo, 1954, hanno vita più complessa.

Alla base della pala è una Deposizione di cui ora si conoscono entrambe le versioni, oggi finalmente sottoposte a studio e comparazione: una prima, dalle materie più marcatamente e drammaticamente eccitate, di fatto solo ora esposta al pubblico, e la seconda, già nota, scelta per la realizzazione finale in marmo destinata all’altare di Sant’Agata. Del progetto definitivo, mai condotto a termine, il Diocesano conserva il gesso, poi tradotto in bronzo dopo la morte dell’artista.

Lucio Fontana, Pala della Vergine Assunta, bozzetto in gesso, 1954-1955

Lucio Fontana, Pala della Vergine Assunta, bozzetto in gesso, 1954-1955

Ulteriore conferma che il profondo dell’animo di Fontana è intriso di scultura, e che l’umore barocco non è solo un modo di dire ma il vero suo radicamento in uno spazio visivo qualificato dall’architettura, quest’opera ribadisce che, depurata degli stereotipi avanguardistici nei quali egli solo in parte si riconosceva, per profondità di pensiero e tensione espressiva incomparabile la sua figura è davvero una delle maggiori in assoluto del XX secolo.