Ferdinando Scianna, Galleria d’arte moderna, Palermo, sino al 28 luglio 2019

Scianna è, da mezzo secolo, un grande fotografo, della stirpe di Cartier-Bresson e di coloro che viaggiano il mondo per cogliere i momenti che danno un senso alla realtà.

Scianna, Processione dei misteri del venerdì Santo. Ciminna, 1964

Scianna, Processione dei misteri del venerdì Santo. Ciminna, 1964

Ha esordito raccontando la sua Sicilia attraverso la chiave interrogativa delle liturgie e del sacro, con un istinto sociologico che fisiologicamente ha scavato oltre la soglia dello spettacolo delle apparenze, e ha tenuto sempre la barra dritta nel suo intento di non smontare e rimontare la visione, ma di lasciare che essa accadesse e, con sguardo vivo e partecipe, farsene testimone.

Uno scatto è esemplare, ma una serie – e Scianna dipana i suoi ragionamenti visivi molto ricorrendo a rimandi interni nitidi – diventa una forma saggistica, un discorso senza retoriche che, senza allontanarsi da quegli spazi e dai quei momenti, ne riverbera un valore di superiore intendimento.

Scianna, Kami, 1986

Scianna, Kami, 1986

Scianna lavora sulla realtà, con sguardo asciutto e acuminato: e anche con ironia, oltre che con una punta di ruvida ferocia visiva, di nulla facendosi predicatore, evitando accuratamente di costruire monumenti a se stesso e a quella roba complicata e sdrucciolevole che chiamano stile.