Foujita. Œuvres d’une vie (1886-1968), Maison de la Culture du Japon, Paris, sino al 16 marzo 2019

Foujita arriva a Parigi nel 1913 ed entra subito nella Montparnasse mitologica di Modigliani, Soutine, Chagall, Léger, Brancusi, ma soprattutto delle donne fascinose e inquiete: l’immancabile Kiki de Montparnasse, Fernande Barrey, Lucie Badoud detta Youki, Madeleine Lequeux, tra le molte altre.

Foujita, Autoportrait, 1929

Foujita, Autoportrait, 1929

È un fenomeno di costume e di gusto, un mediatore straordinario non solo tra fascinazione orientale e sensualità europea, ma anche e soprattutto tra gli spigoli vivi dell’avanguardia e le aspettative meno outrées del pubblico, che assiste ai riti festosi di Montparnasse con una sorta di goloso voyeurismo.

Ed è un precoce one-man-show vivente, si cala in una parte della grande commedia artistica gioiosamente ma con spirito lucido. In pittura è un linearista sofisticato, più d’una volta deliberatamente calligrafico, che media l’idea fisica del colore con trasparenze e opalescenze memori del suo oriente, declinando un’ulteriore stagione del nudo femminile e rendendo un omaggio intimamente animalier ai suoi amati gatti.

Youki e Foujita

Youki e Foujita, anni ’20

Poi viene la stagione tarda, in cui si vuole pittore epico e sacro. Ma non è la sua misura, non è il mondo che lo avvolge gentile come un bozzolo e che da allora egli non cessa di rimpiangere.