Fernand Khnopff (1858-1921). Le maître de l’énigme, Petit Palais, Paris, sino al 17 marzo 2019

Personaggio ispido e complesso, Khnopff è stato, più ancora che un pittore, un analista sottile del milieu artistico e delle sue evoluzioni, ben lontano dall’idea allora in voga di femme fatale alla quale pure si tende ad associarlo.

Khnopff, «I Lock My Door Upon Myself», 1891

Khnopff, «I Lock My Door Upon Myself», 1891

La sua fama si concentra, alla fin fine, su due opere, ma il suo ruolo di organizzatore del gruppo dei XX di Bruxelles, le sue corrispondenze regolari alla londinese “The Studio”, i suoi incroci con Péladan e “Ver Sacrum”, il suo ragionare partitamente di arti applicate, ne fanno una figura ben diversa.

Khnopff è una figura centrale del clima simbolista e di aperture a dintorni problematici – scrive su Alma-Tadema, su Crane, sulla fotografia “dite d’art”, ad esempio – non rappresentabili adeguatamente in una mostra.

Khnopff, Acrasia, The Faerie Queen, 1892

Khnopff, Acrasia, The Faerie Queen, 1892

Resta la sua pittura e soprattutto l’attività grafica, la centralità di un disegno che diventa matrice di un journal fortemente introspettivo, con punte di morbosità – il volto della sorella è ossessivo quanto quello di Elizabeth Eleanor Siddal per i colleghi inglesi – mai spinta sino all’oltranza, quasi che egli riporti tutto a una condizione di addolcimento trasognante.