Les Nadar, une légende photographique, BNF François-Mitterrand, Paris, sino al 3 febbraio 2019

Félix Tournachon Nadar (1820-1910), suo fratello Adrien Tournachon (1825-1903) e suo figlio Paul Nadar (1856-1939) hanno incarnato il primo momento, altissimo, della consapevolezza della fotografia, non tanto dal punto di vista dell’autonomia linguistica quanto da quello, ben più incidente, della sua capacità documentaria, narrativa, protomediatica: soprattutto, della lucidità e della qualità dello sguardo sul mondo.

Félix Nadar, Alexandre Dumas, 1855

Félix Nadar, Alexandre Dumas, 1855

L’impresa che convince Nadar a dedicarsi stabilmente alla fotografia è quella del Panthéon Nadar, affollato panorama ritrattistico in litografia dei Francesi celebri al suo tempo, oltre trecento, le cui fisionomie egli trae sistematicamente, soprattutto nella versione del 1858 (la prima è del 1854), da riprese fotografiche, per tradurne alcune – felice ambiguità – in figure di persone e altre in statue. Sarà Roland Barthes a concludere: “Si direbbe che la fotografia porti sempre il suo referente con sé, tutti e due contrassegnati dalla medesima immobilità amorosa e funebre”.

Gli altri fatti sono noti. I suoi ritratti ambìti come quelli dei grandi pittori, le sue interlocuzioni con grandi come Baudelaire e gli impressionisti, gli esperimenti di foto aerea, il flash al magnesio eccetera.

Paul Nadar, Sarah Bernhardt dans Pierrot assassin, 1883

Paul Nadar, Sarah Bernhardt dans Pierrot assassin, 1883

Il suo segreto, che è quello del suo atelier familiare tutto e della sua grandezza assoluta, è di interloquire in profondità con le arti maggiori ma in assenza di qualsiasi complesso: la fotografia è, a prescindere, comunque autre chose.