Théodore van Loon, un peintre caravagesque entre Rome et Bruxelles, BOZAR, Bruxelles, sino al 13 gennaio 2019

Theodoor van Loon viene almeno due volte in Italia, nel 1602-1608 e poi nel 1628-1629.  I suoi rapporti più forti sono con Orazio Borgianni, convinto dal naturalismo caravaggesco ma pronto a caricarlo di luminismi drammatici, e per altro verso scenografici.

Theodoor van Loon, Adorazione dei pastori

Theodoor van Loon, Adorazione dei pastori

Tornato in patria viene coinvolto nelle iniziative di Wenceslas Cobergher, genio multiforme ma fondamentalmente architetto, ingaggiato alla corte di Bruxelles dall’arciduca Alberto VII e dall’infanta Isabella Clara Eugenia: van Loon ne è, dicono i contratti, una sorta di fornitore, il cui nome è spesso riassorbito entro la committenza generale che tocca al collega.

Per questa ragione è particolarmente preziosa la ricostruzione attuale, in cui spiccano le tele per le Carmelitane Scalze di Bruxelles e per Notre-Dame de Montaigu. L’attenzione a Caravaggio è mediata dalla lettura attenta di Annibale Carracci e, se pure non giunge mai ai suoi intenerimenti, di Guido Reni.

Théodore van Loon, Pietà

Theodor van Loon, Pietà

Certo, la sua statura è quella di un comprimario. Ma ribadisce la ricchezza del tessuto professionale del mondo pittorico fiammingo, un humus imprescindibile per comprendere anche la distanza tra la media qualitativa del tempo e le sue vette, a cominciare dal genio deviante e innovatore di Rubens.