Metlicovitz. L’arte del desiderio, Museo Revoltella e Museo Teatrale Carlo Schmidl, Trieste, sino al 17 marzo 2019

Trieste è stata, con Metlicovitz e poi con Dudovich, capitale dell’affiche d’inizio secolo, e il centocinquantesimo anniversario della nascita del primo è occasione per una riflessione ampia.

Leopoldo Metlicovitz Inaugurazione Sempione - Esposizione Internazionale Milano, 1906

Leopoldo Metlicovitz, Inaugurazione Sempione – Esposizione Internazionale Milano, 1906

Metlicovitz è stato Ricordi – Butterfly, Lescaut, Turandot – e il primo cinema, con Cabiria, ma è stato soprattutto un autore che da subito ha pensato moderno, con una limpidezza tecnica e concettuale che ne ha fatto uno dei pochi a comprendere appieno la lezione grande di Mucha.

Mucha ha lavorato en artiste ma senza rendere servile il proprio fare tecnico a una destinazione funzionale: soprattutto, non ha seguito un gusto, ma l’ha concepito e imposto. Così Metlicovitz si è preso libertà che gli hanno fatto toccare registi eroici quando del caso – per l’Expo milanese del 1906, per esempio – e giocare con i frissons erotici quando il prodotto lo rendeva necessario, com’è in Sauzé Frères.

Leopoldo Metlicovitz, Sauzé Frères, 1908-10

Leopoldo Metlicovitz, Sauzé Frères, 1908-10

E già non è più Ottocento, se si pensa che “Les maîtres de l’affiche” di Jules Chéret nasce nel 1895 ed è ancora, nonostante i nomi altisonanti degli ospiti, un altro mondo.