Albano Morandi. Il partito preso delle cose, Palazzo della Corgna, Città della Pieve, sino al 31 gennaio 2019

Se il titolo cita apertamente Francis Ponge, la mostra concepita da Morandi, vera divagante antologica, è un conflagrare di evocazioni diverse, memorie colte, suggestioni, ma anche calembours e ironie postdadaiste à la Perelà.

Albano Morandi, Il partito preso delle cose

Albano Morandi, Il partito preso delle cose

Artista rigorosissimo nella sua deriva criticamente viva, l’autore qui si mette in scena, facendo dell’ambiente stesso una citazione umorale e sottilmente deviata: è come se il luogo eccitasse incroci, rimandi, scambi che innescano dinamiche di lettura tanto saporose quanto imperfette, fastosamente ambigue, e in questo gorgo la temporalità stessa di perdesse. Perfetta condizione postmoderna, ma in piena assunzione di consapevolezza.

Le cose di Morandi sono diverse. E richiamano alla memoria, con tutti i caveat del caso, quanto Téophile Gautier scrisse di Delacroix: “au lieu de s’arrêter, comme beaucoup de peintres, estimables d’ailleurs, à une formule convenue d’avance, et de se renfermer dans un style uniforme une fois acquis […] M. Eugène Delacroix, dans son ardeur de bien faire et d’arriver à la perfection, a tenté toutes les formes, tous les styles et toutes les couleurs”.

Albano Morandi, Il partito preso delle cose

Albano Morandi, Il partito preso delle cose

Quella era una condizione affermativa, questa di Morandi è oggi interrogativa. Ma interrogandosi egli sa anche di quei trascorsi, li medita, li reinventa in una souplesse perfetta. Come si dice oggi, tanta roba.