La invención del cuerpo. Desnudos, anatomía, pasiones, Museo San Telmo, San Sebastián, sino al 17 febbraio 2019

Un centinaio di opere, alcune primarie, e un argomento ben messo a fuoco: il punto in cui nel Rinascimento di corpo si parla in termini molto laici, memori dell’antico, e contemporaneamente religiosi – la Controriforma ragiona dell’Incarnazione assai più che della Passione – e scientifici.

Artemisia Gentileschi, Allegoria della pittura, 1630-1640

Artemisia Gentileschi, Allegoria della pittura, 1630-1640

Vedere Vesalio esposto insieme a Dürer, e manichini anatomici insieme a studi pittorici, rende l’idea. Si procede per exempla forti, dando attenzione particolare alla scultura dipinta spagnola in cui la grazia dell’incarnato, tradizione prevalentemente veneziana, si fa materia corporea essa stessa.

La polarità nudo/sacro tiene naturalmente banco, ma altre linee di ragionamento vengono aperte: notevoli, in particolare, le interferenze reciproche tra studio anatomico e passione per i manichini animati, esperienza che risorge dal classico e dal mito di Efesto e che diverrà ossessione della modernità.

Mateo Vangorla, Manichino anatomico, 1570

Mateo Vangorla, Manichino anatomico, 1570

Quando la carne trionfa nei modi che dall’‘800 abbiamo imparato a prediligere, dopo Tiziano e Rubens, speziata di pulsioni esplicitate di desiderio, non è che uno dei possibili dell’idea di corpo: in fondo il più prevedibile da Afrodite in poi, ma solo uno dei possibili.