Sense of Humor, National Gallery of Art, Washington, sino al 6 gennaio 2019

Si comincia con le caricature di Francesco Melzi e i paradossi di Bruegel il Vecchio, si passa per pietre miliari come Goya, Gillray, Daumier e si giunge alle Guerrilla Girls e al celebre enunciato The advantages of being a woman artist, 1988, che elenca tra l’altro: “Essere rassicurate sul fatto che qualsiasi tipo di arte si faccia sarà etichettata come femminile. Avere la possibilità di scegliere tra la carriera e la maternità. Avere più tempo per lavorare quando vi scaricano per qualcuna più giovane. Essere incluse in versioni riviste della storia dell’arte. Non dover subire l’imbarazzo di essere chiamata un genio”, eccetera.

Calder, The Dance

Calder, The Dance

Il senso dello humor, del paradosso gentile, del guizzo intellettuale arguto, non è mercanzia diffusa nella storia dell’arte, e questa mostra ci ricorda che non solo esiste, ma che nei secoli ha avuto veri e propri cultori oltra a praticanti occasionali.

Mostra a sua volta leggera e non seriosa, tocca corde inusuali, ivi compresa l’assunzione tra le figure maggiori di Art Spiegelman e Robert Crumb, disegnatori strepitosi catalogati normalmente come fumettari.

Crumb, Zap, no. 1, 1968

Crumb, Zap, no. 1, 1968

È una mostra che fa riflettere anche sul modo di curare una mostra, senza imperialismo curatoriale ma anche non abdicando al rigore, alla qualità delle scelte, alla lucidità intellettuale.