Luigi Valadier: Splendor in Eighteenth-Century Rome, The Frick Collection, New York, sino al 20 gennaio 2019

Winckelmann muore nel 1768, Piranesi nel 1778, e Luigi Valadier nel 1785: Giacomo Raffaelli nel 1775 inventa il micromosaico. Il clima è quello dell’entusiasmo per il classico, tra nostalgia e una modernità che si ripensa come figlia legittima di quello.

Valadier, Tazza con le Tre Grazie, 1778

Valadier, Tazza con le Tre Grazie, 1778

I Valadier sono orafi e argentieri, e secondo la tradizione altoartigianale d’allora dinastia: padre di Luigi è Andrea, francese di nascita, e figlio è Giuseppe, suo collaboratore e poi grande architetto, il fratello è Luigi Giovanni e i nipoti Filippo, Tommaso e Luigi, prosecutori della bottega.

La sua fortuna è l’acquisizione da parte di Benedetto XIV, nel 1741, della leggendaria collezione Carpegna, circa quattromila pezzi, per le raccolte vaticane, e l’incarico ottenuto nel 1779 da Pio VI di montarne gemme e cammei e di realizzare quattro sontuosi ‘armari’ per ospitarle.

Valadier, Arco di Traiano ad Ancona, c. 1778

Valadier, Arco di Traiano ad Ancona, c. 1778

Valadier fa mostra, da orafo papale, di un gusto sontuoso, lussureggiante, incline al pastiche con gli originali antichi: è gusto, certo, ma anche qualcosa in più, lo sguardo con cui si misura con i cimeli dell’antichità e li risogna nell’oggi. Continuare a parlare di arti minori, nel suo caso, è largamente fuor di luogo.