Fiorella Iacono, La stagione felice, Mimesis 2018

Fiorella Iacono, critica oltre che valente fotografa, per molti anni ha collaborato alle pagine culturali de “il Manifesto”, documentando gli eventi maggiori di una stagione modenese fervida, gli anni tra il 1985 e il 1993.

Fiorella Iacono, La stagione felice

Fiorella Iacono, La stagione felice

La Galleria Civica, diretta dapprima da Pier Giovanni Castagnoli, e la galleria Rossanaferri, emersa ad affiancare l’attività ben più rodata di Emilio Mazzoli e della Fonte d’Abisso, facevano di Modena un centro avanzato nel panorama d’allora: e i pezzi di Iacono restituiscono quel clima e i suoi protagonisti con il senso vivo dell’arte en train de se faire, che ora è già, in molta parte, storia (e memoria: Toti Scialoja, Rossana Ferri, Marco Gastini, Piero Ruggeri, Giuseppe Spagnulo, Aldo Ferrara ormai non ci sono più).

Certo, sono stato parte in causa dirigendo la Galleria Civica per alcuni anni, e dunque mi ritengo doverosamente tutt’altro che imparziale sull’argomento. Ma rileggere ora di una delle più intense mostre fatte da Calzolari, e poi di Jean Fautrier e di Nanni Valentini, di Gastini e Franco Vaccari, di Paolo Icaro e Gilberto Zorio, tra gli altri, è un’esperienza che serve a ribadire che c’è stato un tempo in cui le amministrazioni pubbliche facevano politica culturale, vera e pensata, e non chiacchiere, ed esistevano ancora galleristi/galleristi, non bottegai che si sparavano le pose da agenti di borsa.