Inspirantes Inspiratrices, Musée Bonnard, Le Cannet, sino al 4 novembre 2018

Nel 1893 Bonnard fa la conoscenza di Marthe de Meligny (in realtà si chiama Maria Boursin), modella che diventa non solo la donna della sua vita ma anche l’ossessione visiva di molti dei suoi anni, da L’indolente a La sieste, ritratta in 146 quadri e in 717 disegni, per non dire delle fotografie.

Bonnard, Nu dans le bain, ou Nu à la baignoire, 1937

Bonnard, Nu dans le bain, ou Nu à la baignoire, 1937

Le modelle/amanti sono una consuetudine, tra ‘800 e ‘900, e la mostra ne sintetizza la vicenda con esempi illustri, da Picasso, anche in questo ambito fagocitatore di corpi anime immagini, a Maillol e Dina Vierny, da Monet e Blanche Hoschedé a Giacometti e Annette Arm.

Sono vicende che la narrazione novecentesca ha spinto spesso oltre il limite del gossip, ma che hanno una salda ragione anche di tipo leggendario dal momento che su questi rapporti sempre si proietta l’ombra lunga di Prassitele e Frine, e più ancora quella di Raffaello e della Fornarina, di cui proprio l’omaggio di Ingres, doppiato dalla coppia letteraria balzacchiana Frenhofer/Catherine Lescault, fonda la garanzia mitica di cui l’‘800 si appropria.

Vuillard, La Nuque de Misia, 1897-1899

Vuillard, La Nuque de Misia, 1897-1899

È uno spunto assai meno prosaico di quanto sembri, e proprio la vicenda strepitosa di Bonnard, per molti versi insieme paradigmatica ed estrema, ne è il monumento.