Angelo Morbelli. Il poema della vecchiaia, Ca’ Pesaro, Venezia, sino al 6 gennaio 2019

Alla I Triennale di Brera, a Milano, nel 1891, Segantini espone Le due madri, e insieme sono Maternità di Previati, Alba e Parlatorio del luogo Pio Trivulzio di Morbelli, L’oratore dello sciopero di Longoni e Piazza Caricamento di Nomellini.

Morbelli, Sedia vuota, 1903

Morbelli, Sedia vuota, 1903

Si tratta dell’affermazione definitiva della “tecnica divisa” destinata da noi a innovare il pensiero e non solo il modo dell’arte, e a far da pietra di costruzione essenziale del futurismo: e alessandrini come Morbelli sono Pellizza da Volpedo, suo grande interlocutore, e poi Carlo Carrà, per dire.

La sua è, da subito, una scelta coincidente con le nuove tensioni etiche di quel tempo: la trattazione di temi bassi, di una pittura che dica il popolo, in una posizione più legata al verismo letterario e a un atteggiamento compassionevole verso le sofferenze dei diseredati e dei deboli, rispetto all’engagement politico esplicito. Lo scenario del Trivulzio, ospizio e casa di cura milanese per gli indigenti, lo folgora sin dal 1883, e Giorno di festa al Pio Albergo Trivulzio, 1892, è premiato all’Expo universale di Parigi del 1900 entrando al Musée du Luxembourg.

Morbelli, Il Natale dei rimasti,1903

Morbelli, Il Natale dei rimasti,1903

Alla Biennale del 1903 il percorso si compie con il ciclo Il poema della vecchiaia, che in quest’occasione è stato riunito nella sua integralità: sei teme intense e drammatiche che sono anche, cruciali dal punto di vista pittorico. Oltre alla drammaticità dei soggetti, che mai scade nel patetismo di maniera – anche la sua è “vie moderne”, ma con altri protagonisti – qui più che mai è evidente che la questione cruciale per Morbelli è la selezione e la definizione di una condizione luminosa climaticamente precisa e insieme espressiva, in se stessa poetica.