Il Regime dell’Arte, Museo Civico Ala Ponzone, Cremona, sino al 24 febbraio 2019

A partire dal 1930 il segretario generale Antonio Maraini intende la Biennale di Venezia come “il tramite fra la Rivoluzione fascista e gli artisti”, ma di lì a poco avverte che “il Fascismo non accetta una fusione assoluta di interessi artistici e di interessi politici: fusione tale che mette il rapporto Arte-Stato sul piano dell’azione pratica quotidiana”.

Baldassarre Longoni, Terre dorate d’Italia. La mietitura, 1940

Baldassarre Longoni, Terre dorate d’Italia. La mietitura, 1940

Di avviso diverso è il gerarca Roberto Farinacci, che nel 1939 indice il premio Cremona stabilendone tematiche fisse come  “la vigoria fisica e spirituale della razza”, l’“attività educatrice e sportiva dell’Opera Nazionale Balilla”, “ascoltazione di un discorso del Duce”, “stati d’animo indotti dal Fascismo”, “la battaglia del grano”. Il risultato, nel triennio in cui il premio opera e pare un’edizione nostrana della politica artistica hitleriana (la “Grosse Deutsche Kunstausstellung” e la simmetrica mostra dell’“Entartete Kunst” sono del 1937), è coagulare una pletora di artisti per lo più mediocri – fascisti convinti o solo attratti dall’opportunità – mentre i maggiori proseguono a operare secondo il proprio intendimento singolare.

Condannato a una damnatio memoriae che ha visto anche la perdita, a vario titolo, di molte delle opere, ora il clima del premio Cremona è ricostruito opportunamente, e alcune riletture le consente: tutt’altro che disprezzabili sono ad esempio La mietitura di Baldassarre Longoni, il domestico Discorso della proclamazione di Frisia, il vasto Il grano di Pietro Gaudenzi. Ma il limite è di impianto culturale, di progetto, inappellabilmente.

Donato Frisia, Discorso della proclamazione dell’Impero ascoltato dalla mia famiglia, 1939

Donato Frisia, Discorso della proclamazione dell’Impero ascoltato dalla mia famiglia, 1939

Bisogna considerare, inoltre, che nello stesso 1939 Giuseppe Bottai promuove, in aperta concorrenza, il ben diversamente concepito premio Bergamo, cui danno opere autori come Semeghini, Mafai, Cassinari, Guttuso, Funi,  Afro, Donghi, ovvero l’arte che, fuor d’ideologia, sarà.