Il giovane Tintoretto, Gallerie dell’Accademia, Venezia, sino al 6 gennaio 2019

Nel 1548, mentre il dominus della pittura veneziana Tiziano è ad Augusta per realizzare il Ritratto equestre di Carlo V, in città il giovane Tintoretto debutta sulla scena pubblica con il Miracolo dello schiavo per la Scuola Grande di San Marco, avvio della sua strepitosa maturità.

Tintoretto, Estate, 1546-1548

Tintoretto, Estate, 1546-1548

La trentina di opere giovanili esposte, cui se ne aggiungono altrettante a confronto, mostra bene la sua baldanza nell’assumere senza soggezioni da più d’una delle fonti strepitose che ha a disposizione, a cominciare da Giulio Romano visto a Mantova e, per stare alla maniera, Salviati e Bordon e Sansovino e ancora il passaggio breve ma cruciale di Vasari.

Tiziano è sullo sfondo, ché Tintoretto si sottrae alle regole di ingaggio che prevedono maestro e seguaci: nei dieci anni che seguono al suo debutto autonomo a San Cassàn, 1538, certo molto lo guarda e ragiona, ma sudditanze non ne manifesta.

Tintoretto, Apollo e Dafne, c. 1542

Tintoretto, Apollo e Dafne, c. 1542

Mostra tutt’altro che accessoria, racconta quella giovinezza di cui lo stesso Vasari elogia nel 1568 le “molte bell’opere di gran giudizio”, anche se poi fatica a comprendere come Tintoretto si sia evoluto come “stravagante, capriccioso, presto e risoluto et il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura, come si può vedere in tutte le sue opere e ne’ componimenti delle storie, fantastiche e fatte da lui diversamente e fuori dell’uso degl’altri pittori”.