Mauro Folci, Vacanze, Quodlibet 2018

Il libro è una raccolta preziosa, soprattutto perché Folci da sempre indaga, con piglio politico agguerrito e con lucida sottigliezza intellettuale, le condizioni in cui il linguaggio stesso è tenuto in ostaggio, e ridotto a merce, nella situazione contemporanea.

Folci, Noia, 2009

Folci, Noia, 2009

Il suo sottrarsi stesso alla produzione di oggetti – e in ogni caso alla mercificazione del creare – in favore della costruzione di situazioni è stata, sin dagli inizi, una scelta radicale e delibata, mentre il riecheggiare forme situazioniste, a cominciare dall’impiego della struttura di uno straniato fotoromanzo, è un’evocazione non banale di certi climi debordiani.

Ciò che resta delle operazioni di Folci sono soprattutto documenti, e dunque il libro è la forma più pertinente di raccolta e ordinamento. In qualche modo, questo è il suo deviante catalogue raisonné.

Performer filosofante, capace di oltranze postdadaiste – ma bisogna pensare a Berlino più che a Parigi – e di effettive contaminazioni tra vita e arte sino farsi arrestare come clandestino – lui bianco, alfabetizzato, nato in un paese evoluto – a Caracas, perché si è sempre i clandestini di qualcun altro, Folci non è qualcuno che usa la politica per farne arte. Lui pensa e fa, sempre, politica.