Robert Delaunay et la Ville Lumière, Kunsthaus Zürich, sino al 18 novembre 2018

“Ciò cui attribuisco una grande importanza è l’osservazione del movimento dei colori. Solo così ho ritrovato le leggi dei contrasti complementari e simultanei dei colori che nutrono il ritmo stesso della visione. Qui trovo l’essenza rappresentativa, che non nasce da un sistema o da una teoria a priori”, scrive Delaunay.

Delaunay, Formes circulaires. Soleil, lune, 1912

Delaunay, Formes circulaires. Soleil, lune, 1912

Egli si fa cantore della Ville Lumière perché, ragazzino entusiasta delle grandi Expo, vede nella Tour Eiffel la realizzazione concreta di un pensiero geometrico, e nelle meraviglie della luce elettrica una modifica decisiva dell’idea stessa di luce in pittura. Nasce dalla scenografia, il che gli fa concepire dimensioni allora inusitate: Ville de Paris, compiuta ed esposta nel 1912, supera i due metri e mezzo per quattro, e nel 1937 per il Palais de l’air realizza un Rythme sans fin di ottocento metri quadri.

Sterile la polemica di cui è oggetto da parte di futuristi, perché il quadro del suo pensiero è ben altro, pur muovendo dal cubismo trascende i puri dati del rappresentare e si pone come edificazione di una realtà visiva effettivamente autonoma.

La sua occasione maggiore è, nel 1937, l’Exposition internationale des arts et techniques dans la vie moderne, cui dà un contributo attivo con la moglie Sonia Terk e con l’architetto Félix Aublet. Per il Palais des chemins de fer realizza sei grandiosi Rythmes sans fin e nel vasto affresco Air, Fer et Eau ripropone temi come la Tour Eiffel, le Grazie, i ritmi.

Delaunay, Air, fer, eau, 1937

Delaunay, Air, fer, eau, 1937

Il Palais de l’air presenta una “hall troncoconica” la cui cupola, alta venticinque metri, è rivestita di rhodoid, un materiale plastico traslucido e colorato cui sono associate proiezioni luminose, e il vasto interno è abitato da ellissi colorate come orbite celesti o traiettorie aeree che avvolgono nelle loro spire un vero aereo, visibile dal pubblico che percorre la struttura su passerelle. Anche le pareti del padiglione sono trasparenti, il che consente, la notte, di realizzare spettacolari proiezioni di luci colorate. Delaunay trascende il puro pittorico e rinnova, infine, e restituisce la scenografica meraviglia visiva provata, quindicenne, all’Expo del 1900.