Paolo Masi. Doppio spazio, MAGA, Gallarate, sino al 16 settembre 2018

Masi ha operato, sin dagli anni sessanta, in chiave di concettualizzazione, una condizione in cui la misura stessa del fare, in lui cruciale, è sottoposta a continua disamina.

Paolo Masi, Galleria Schema, 1972

Paolo Masi, Galleria Schema, 1972

L’antologica lo segue in un percorso di opere che marca tappe fondamentali: cruciali sono Parete elastica a dilatazione continua, la cui prima versione è del 1969, gli straordinari Cartoni, la “parete analitica di occasioni materiche, sensitive, ottico-tattili”, presentata alla Biennale veneziana del 1978, il lavoro precoce con plexiglass e specchi.

Il vedere/far vedere di Masi implica riflessioni e interrogazioni a proposito delle condizioni del vedere/far vedere, una dimensione marcatamente fisica, e topica, dello sguardo e insieme la filigrana delle sue ragioni storiche, delle sue codificazioni artistiche.

Paolo Masi, Trasparenze, 2013

Paolo Masi, Trasparenze, 2013

Fondamentalmente Masi ha agito sempre come un outsider, mai preoccupandosi di edificare la rappresentazione della propria personalità artistica. Meglio fare per fare, che fare per sembrare. Anche questo è un margine di libertà di cui assaporare le implicazioni.