Henri-Edmond Cross, peindre le bonheur, Musée des Impressionnismes, Giverny, sino al 4 novembre 2018

Henri-Edmond Cross (è il suo pseudonimo: si chiama Delacroix, e l’ombra di quel gigante lo assedierebbe) muore nel 1910, giusto in tempo per vedere gli estremi cui giovani adepti come Matisse e Manguin hanno spinto la sua declinazione del neoimpressionismo.

Cross, Le sȋles d'or, 1891-1892

Cross, Les ȋles d’or, 1891-1892

Assai meno celebrato di Signac, esente dalla complessità intellettuale che mina, agli inizi, la ricezione di Seurat, proprio nel 1891, quando Seurat esce di scena, aderisce convintamente alla tecnica divisa dei due grandi colleghi, e si installa nel sud della Francia alla ricerca della luce definitiva.

Cross declina i principi neoimpressionisti senza rigorismi intellettuali, seguendo l’istinto di un naturale fastoso e en souplesse, della gioia del sentirsi vivere, il che gli vale da subito l’accettazione da parte anche del pubblico – nel 1905 ha una personale da Druet, e due anni dopo da Bernheim-Jeune – e un ruolo di mediatore del pensiero severo di Seurat in chiave anche di gusto.

Cross, Plage de Baigne-Cul, 1891-1892

Cross, Plage de Baigne-Cul, 1891-1892

Il suo decennio ’90 è effettivamente straordinario, e carico di un lirismo che del colore accetta anche il trepidare, le fervide suadenti ambiguità, sino a spingersi negli anni ultimi, sulla scorta della lezione di Ruskin, alla pratica assidua dell’acquerello.