Odilon Redon. La littérature et la musique, Kröller-Müller Museum, Otterlo, sino al 9 settembre 2018

“Il senso del mistero è l’essere continuamente nell’equivoco, nei doppi e tripli aspetti, indizi di aspetti (immagini nelle immagini), forme in divenire o forme che saranno a seconda dello stato d’animo del regardeur. Tutte cose più che suggestive, giacché appaiono”, scrive Redon.

Odilon Redon, Tête de Persée, c.1875

Odilon Redon, Tête de Persée, c.1875

Che è uomo d’immagini ma il cui unico maestro riconoscibile è ancor più appartato di lui, Rodolphe Bresdin, e il cui pantheon di riferimenti intellettuali guarda piuttosto a Baudelaire e Poe, Huysmans e Mallarmé, tentando inoltre vie tutte interne di fluenza visiva che ha a che fare – ma ciò è tutt’altro che inedito allora – più con la musica, non solo perché egli stesso è buon violinista, ma soprattutto perché essa vive “nel mondo ambiguo dell’indeterminato”.

Helene Kröller Müller ha collezionato con passione i suoi fogli e i suoi dipinti, iniziando Redon ancora vivente – e ancora la precoce Tête de Persée, c.1875, è stata da poco acquisita dal museo –  ed è naturale che ora qui si tenga questa iniziativa vasta e organica.

Redon, che coltiva gelosamente una rêverie tutta interiore, fatta di minuzie e di anacoluti visivi, per nulla preoccupata di adeguarsi al mainstream della cultura ufficiale e al bon ton pittorico, ne esce come un autore che, radicalmente poeta, spinge le immagini “oltre il limite della pittura” verso “un fantastico fatto di malattia e delirio”, come scrive Huysmans.

Odilon Redon, Yeux clos, 1889

Odilon Redon, Yeux clos, 1889

Autore anche oggi difficile, al quale si stenta ancora a perdonare la predilezione per la litografia, e in genere per la carta, rispetto alla pittura, egli è ben più che uno degli antesignani del surrealismo, perché è un anacronistico ma definitivo distillatore di mondi altri, un delibatore dei refoli stranianti dell’anima.