Achille Castiglioni (1918-2002) visionario, m.a.x. museo, Chiasso, sino al 23 settembre 2018

Nato cent’anni fa, Achille Castiglioni è uno dei padri fondatori della grande stagione del design italiano, tempo fervido che non consisteva solo nella concezione di cose, ma anche – e su questo la mostra si concentra – di situazioni, allestimenti di mostre, di padiglioni fieristici – la Fiera di Milano ha avuto in quegli anni un ruolo oggi difficilmente immaginabile – eccetera, che son state una palestra fondamentale di sperimentazioni e di soluzioni.

Achille e Pier Giacomo Castiglioni, RAI, Terzo programma. Stand per la XXIX Fiera di Milano, 1951 Grafica Erberto Carboni e Max Huber

Achille Castiglioni e Pier Giacomo Castiglioni, RAI, Terzo programma. Stand per la XXIX Fiera di Milano, 1951 Grafica Erberto Carboni e Max Huber

Castiglioni ha realizzato in vita quasi cinquecento allestimenti, ragionando non meno di qualità e ragione del luogo che di forma e funzione. Naturalmente il suo fare proliferante lo fa incrociare con un grande svizzero, Max Huber, il suo interlocutore privilegiato tra i designers grafici (da Tovaglia a  Steiner, da Iliprandi a Carboni) con cui ha operato in un rapporto di cui la mostra dà ampio conto.

Naturalmente ciò che viene esposto sono documenti e materiali di studio dai quali, così come dai leggendari oggetti di design, emerge un tratto che lo distingue da molti compagni di strada, un piglio intellettualmente leggero, ironico, che non sacrifica all’altare del rigore ma ben sa, del rigore, la trasparenza e la souplesse.

Achille Castiglioni e Pier Giacomo Castiglioni, Mezzadro (sgabello), schizzo preparatorio, 1957

Achille Castiglioni e Pier Giacomo Castiglioni, Mezzadro (sgabello), schizzo preparatorio, 1957

E poi Castiglioni vive in un tempo in cui l’idea di modernità non è ancora un tristo luogo comune chic ma un progetto e un entusiasmo concreto. È épatant, ma mai il suo scopo primario è épater.