Soulages. Una retrospettiva, Fondation Pierre Gianadda, Martigny, sino al 25 novembre 2018

Quasi centenario, Pierre Soulages è una figura vivida, ma assai atipica, del panorama del secondo dopoguerra. L’antologia di opere che ne possiede il Centre Pompidou e che costituisce il cuore di questa mostra prende avvio nel 1948, quando l’artista sceglie il colore nero a fondamento, di pensiero oltre che operativo, del proprio fare.

Soulages, Peinture 46 x 33, 16 juin 1953

Soulages, Peinture 46 x 33, 16 juin 1953

Il suo superamento del noir-couleur dell’avanguardia di fine ‘800 avviene in chiave di noir-lumière, una materia inamena e sostanziata capace di instaurare un dialogo autonomo con l’incidenza luminosa, le cui potenzialità intuisce precocemente nella tinta estratta dal mallo di noce.

Incarna dapprima il versante più astratto dell’informale, soggiogando il farsi stesso dell’immagine ai comportamenti della materia che adotta, poi nel 1979 la sua ossessione monopigmentaria – che è affaire del tutto diverso dai numerosi esempi di monocromia in circolazione – lo porta all’idea di outrenoir, una sorta di trascendimento non solo fisico del nero in un possibile di nerità di più ampio, suggestivo spettro, (“Il ouvre un champ mental qui lui est propre”, scrive) cui l’impiego di colori acrilici conferisce anche la possibilità di operare nello spettro opacità/brillantezza.

Soulages, Peinture 260x202, 19 juin 1963

Soulages, Peinture 260×202, 19 juin 1963

La sua pittura è sempre aspra, severa, lascia trapelare un aroma di compattezza e di consistenza d’eco medievale, il che colloca il suo apporto al contemporaneo in una dimensione a-moderna, di fatto incomparabile con lo stesso art autre dei suoi esordi.