Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura, Triennale di Milano, sino al 26 agosto 2018

I primi rapporti di Luigi Ghirri con la rivista “Lotus” datano dal 1983 e riguardano, documenta la mostra, due opere fondamentali come il cimitero di Modena di Aldo Rossi e la tromba Brion di Carlo Scarpa a San Vito di Altivole.

Luigi Ghirri, Cimitero di San Cataldo, progetto di Aldo Rossi. Modena, 1983

Luigi Ghirri, Cimitero di San Cataldo, progetto di Aldo Rossi. Modena, 1983

Ghirri è un autore che pensa fotografia, le immagini che essa restituisce ma anche dove e come vive: e la destinazione editoriale, a livelli diversi ma precisi di committenza, le è connaturata, al punto che egli ne fa una parte non accessoria della propria riflessione, e l’Atlante metropolitano del 1991 è pienamente, e sontuosamente, lavoro d’autore e distillazione delucidata d’un far vedere.

La sua chiave di lettura dell’architettura, ormai paradigmatica, si afferma come presenza umana e come presenza modificante nel paesaggio. Nulla di più lontano dalla monumentalizzazione tecnocratica d’aroma metafisico che s’era ereditata dalla tradizione del professionismo, e a sua volta non una mozione stilistica, ma un rimuginio culturale che si voleva anche, e sempre, critica in atto.

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986

Oggi si è fatto di Ghirri una sorta di santino della fotografia d’autore, da contemplare sull’altare dello stereotipo chic. Non era così lui, dotato di un understatement che ne pareggiava il genio, e non così è questa mostra, che riporta i suoi materiali nell’alveo di un’esperienza viva “en train de se faire”: allora, nella redazione di “Lotus”, ora, per chi la rilegga con occhi acuminati.