Storia dell’arte europea, Utet Grandi Opere, 2018

Posto che, volendo parafrasare il vecchio cancelliere Metternich, per troppi oggi l’Europa non è che un’espressione geografica, concependo il progetto Storia dell’arte europea si è inteso invece ricostruire, almeno nelle sue linee maggiori, il contributo che le arti visive hanno dato alla sua identità fondamentale: contributo che è stato decisivo, e per molti secoli ha agito come il vero alimento della cultura occidentale tutta.

Nella definizione del campo, dal momento che il filo del ragionamento riguardava la cultura artistica, non è stato controverso far coincidere il territorio dell’Europa delle immagini con quello che la geografia ci ha consegnato, compreso nei poli dell’Atlantico e degli Urali, dell’Artico e del Mediterraneo.

Storia dell'arte europea, 2018

Storia dell’arte europea, 2018

Dal punto di vista cronologico, i termini sono stati individuati nelle due stagioni per molti versi cruciali della vicenda. All’inizio è il tempo in cui l’ellenismo romano rende paradigma l’arte precedente della Grecia classica nei suoi termini canonici: antropomorfismo, concezione organica e misurabile dell’immagine a prescindere dai suoi statuti percettivi, rappresentazione come resa plastica del processo di pensiero che interroga la ragione d’esistenza del visibile, narratività. Questa è, nei versi del poeta Edgar Allan Poe, “the glory that was Greece”, che “the grandeur that was Rome”, l’estensione del suo dominio, rende koiné che i secoli s’impegneranno variamente a ricostituire dopo l’esaurirsi dell’impero.

Roma impone non dogmaticamente tale patrimonio in virtù della sua diffusione storica come valore che tende a mediare e assorbire i portati delle culture preesistenti nel loro passare da lingue altre a lingue congeneri. È, questo, anche il tempo in cui l’espandersi della tradizione giudaico-cristiana assume quel mondo di segni e di sensi e attua una radicale, sostanziale mutazione identitaria degli apparati di significazione, facendo della religione il motore pressoché totalizzante della pratica delle immagini: e la cristianizzazione dell’Europa è il vero fenomeno che fa della tradizione greco-romana la tradizione per eccellenza.

Il termine finale è stato individuato nel momento del ‘900 in cui, dopo la fine della seconda guerra mondiale, lo spostamento dell’asse storico agli Stati Uniti, che sono non solo potenza politica ma anche protagonisti d’una rielaborazione consapevole e ulteriore della cultura europea, sottrae all’Europa l’orgoglio della centralità proprio nel momento in cui, dopo la lunga prima metà del “secolo breve”, paiono essere trascolorati gli stessi statuti di necessità della pratica dell’arte. Essa non si specchia più, ormai, nell’apparato di meccanismi identitari – la religione, la nazionalità, la tradizione, la società, l’ideologia – che ne provocavano la produzione e la fruizione, ma vuole se stessa come mondo in tutto autonomo, e come tale si pensa e si rappresenta. [...]