Scots in Italy. Artists and Adventurers, National Galleries Scotland, Edinburgh, sino al 3 marzo 2019

La ricostruzione degli effetti della cultura del Grand Tour sul mondo scozzese del ‘700, luogo tutt’altro che periferico nel quadrante della cultura europea, è oggetto di una lumeggiatura suggestiva e per niente banale.

Batoni, Alexander Gordon, 4th Duke of Gordon, 1764

Batoni, Alexander Gordon, 4th Duke of Gordon, 1764

In pittura vi primeggiano tre figure di gran livello, una delle quali di portata decisiva. Allan Ramsay, edimburghese alla bottega di Solimena e poi di Pompeo Batoni, diventa pittore ufficiale di Giorgio III oltre che, nel 1766, l’autore della coppia memorabile di ritratti di due figure cruciali del secolo, il connazionale David Hume e Jean-Jacques Rousseau. Archibald Skirving svolge una parte significativa della propria formazione in Italia e dà il ritratto del terzo, e più cospicuo, esponente, Gavin Hamilton.

Questi è pittore di formazione classica ma soprattutto un intellettuale votato all’antiquaria, stabilmente a Roma dal 1756, sodale di Piranesi e riferimento dell’evoluzione del giovane Canova, soprattutto mercante sopraffino di pezzi antichi che alimentano le collezioni aristocratiche inglesi: è lui, tra l’altro, a far giungere in Inghilterra anche la Vergine delle rocce leonardesca ora a Londra.

Skirving, Gavin Hamilton, c.1788

Skirving, Gavin Hamilton, c.1788

Naturalmente sono strettamente intrecciate con queste figure anche quelle di Batoni e della sua emula Angelika Kauffmann, farsi ritrarre dai quali era, per tutto Europa, il vero must del soggiorno romano.