Kupka. Pionnier de l’abstraction, Grand Palais, Paris, sino al 30 luglio 2018

Boemo, nato nel 1871, quindi di un anno maggiore di Mondrian, Kupka è a Parigi nel 1896 e debutta come illustratore e caricaturista in una prospettiva tutt’altro che alimentare, convinto piuttosto come Diaghilev che occorra “immettere autentica pittura nelle illustrazioni” e rinfrancato dall’esempio del conterraneo Mucha: quando nel 1926 darà le Quatre histoires de blanc et noir farà in effetti dell’arte grande.

Kupka, Portrait de famille, 1910

Kupka, Portrait de famille, 1910

Passa a Puteaux nel 1904, sollecitato da Jacques Villon, nelle sue tavole evolve verso un postimpressionismo nutrito d’astrazioni e progressivamente si avvicina al cubismo del groupe de Puteaux, pur mantenendo le proprie riserve in merito all’autonomia della pittura rispetto al soggetto: egli declina da subito, piuttosto, umori d’equivalenza musicale.

L’eccentricità della sua posizione emerge chiara nel 1913 con la pubblicazione di La Création dans les arts plastiques, in cui proclama un’identità assoluta tra il colore e il mondo emotivo del pittore. Non propenso a rinchiudersi negli standard di uno stile, matura invece un’esplorazione lirica del colore, delle sue armonie, di cadenze e strutturazioni non rispondenti a un progetto preventivamente ordinato.

Kupka, La forme du vermillon, 1923

Kupka, La forme du vermillon, 1923

La forma, le forme, vi sono apparenze pretestuose, inneschi e non risultati, mentre il mood spirituale dell’autore vi domina senza contrasti. Ciò, sottraendolo alla logica dei groupements – si tiene discosto, angli inizi, anche dalla Section d’or – ne limita pesantemente la ricezione, così come quel continuo aggallare di valenze di umore simbolico che lo caratterizza.

Non diventa una popstar dell’arte, Kupka. Ma che sia un artista primario del secolo, ora infine è ampiamente riconosciuto.