Ugo Nespolo: il trionfo dei libri, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze, sino al 25 maggio 2018

Nespolo, artista dai talenti proliferanti che pratica, goloso e arguto, discipline antiche e nuovissime dell’arte, ha una passione radicata e costante che lo segue da tutta la vita, quella per l’arte del libro.

Nespolo, Cantico dei Cantici, 2007

Nespolo, Cantico dei Cantici, 2007

Egli appartiene alla stirpe dei bibliofili con sospetti di maniacalità: non è un “proud possessor”, ne è proprio fisicamente innamorato. È un elemento che appare chiaro quando a realizzare libri è lui stesso, attività, come questa mostra testimonia, tutt’altro che occasionale.

Il suo schema è quello del vecchio e per certi versi classico livre de peintre, che in lui tuttavia si rianima in virtù di suggestioni plurime – le avanguardie storiche e, su tutti, il futurismo, e il popism meno banalizzante – e di esplorazioni che rimontano a una conoscenza partita del “book beautiful as a whole” di cui scriveva Cobden-Sanderson giusto nel 1900, così come di tutte le evoluzioni possibili che le tecniche d’oggi ne consentono: le filigrane deperiane del metallo smaltato che si fa lettering nel suo Cantico dei Cantici, 2007, ne sono un esempio eloquente.

Nespolo - Sanguineti, Vociferazioni, 2008

Nespolo – Sanguineti, Vociferazioni, 2008

Ormai il libro d’artista è un genere praticato da una nicchia sofisticatissima, oppure da una pletora di dilettanti convinti che basti apporre una legatura a qualsiasi vaccata per farne uno. In Nespolo, appare chiaramente, è più una consapevolezza storica che continua a riflettere su se stessa e trova sempre nuove parole, necessarie, da pronunciare.