Foujita. Peindre dans les années folles, Musée Maillol, Paris, sino al 15 luglio 2018

Tsuguharu Foujita, giapponese figlio d’un generale, è a Parigi nel 1913, e subito diviene una figura cruciale di Montparnasse. Frequenta Amedeo Modigliani, Jules Pascin, Chaïm Soutine, Ossip Zadkine, Moïse Kisling, Manuel Ortiz de Zarate, Fernand Léger e inoltre i più grandi, Juan Gris, Pablo Picasso e Henri Matisse.

Foujita, Les deux amies, 1930

Foujita, Les deux amies, 1930

Oscilla un po’ tra danza e pittura – studia anche con Raymond Duncan, bizzarro fratello di Isadora – ma poi sceglie una sorta di disegno calligrafico che occidentalizza il retaggio maggiore dell’arte giapponese.

È all’avanguardia, frequenta il mondo scapestrato su cui regna Kiki de Montparnasse, ma è un pittore fondamentalmente erotico, capace di distillare sensualità squisite, mediando come nessuno prima le due grandi anime del japonisme parigino.

Aproblematico, dipinge donne e gatti e si circonda di donne e di gatti: ha dalla sua parte, oltre a una capacità straordinaria di cogliere l’anima del gusto leggero del tempo, la capacità di gestire con finezza il proprio personaggio pubblico e il favore del collezionismo, e si può permettere un train de vie che fa impallidire la memoria dei buveurs d’eau di Murger.

Foujita, Autoportrait, 1928

Foujita, Autoportrait, 1928

È, pienamente, un an-avanguardista, e per questo le storie ufficiali gli destinano un ruolo molto marginale. Ma se la sua arte è solo un accessorio del grande dibattito dell’epoca, è un accessorio di lusso.