Claudio Verna. Colore come assoluto, MAG, Riva del Garda, sino al 10 giugno 2018

Verna è uno degli esponenti più autorevoli della vicenda chiamata pittura analitica, in cui ora è possibile verificare più la qualità e il profilo delle singole posizioni che la pertinenza generale a un assunto unitario.

Verna, Dittico, 1968

Verna, Dittico, 1968

Egli nasce da un astrarre lirico di matrice autre, il che lo fa attento a non ridurre il proprio rapporto con il dipingere e con il colore a una mera ostensione fisica e quantitativa di dati oggettivi. C’è sempre altro, nel suo rivolgersi a un’economia cromatica ridotta a strutturazioni elementari e a singole dominanti.

Certo, ora il colore enuncia se stesso e la pluralità di caratteri che può assumere, ma l’idea storica del rettangolo visivo come spazio di esperienze sovranamente ambigue, in cui comunque domini un’implicazione pienamente espressiva, un tempo si sarebbe detta appunto lyrique, è dato non impertinente, anzi distillato e potenziato, posto al centro senza remore.

Verna, A 59, 1971

Verna, A 59, 1971

Non è, la sua di quegli anni – e ben lo dimostrano i suoi sviluppi successivi – una posizione di desensibilizzazione estetica, un rimontare esclusivo alle grammatiche primarie, ma una deretorizzazione ultimativa dei fattori accessori al pittorico puro perché meglio se ne espanda l’intimo animo di un pensare pittura certo e pieno di se stesso, orgoglioso delle “piccole differenze”, decisive, che lo rendono necessario.