Davide Baroggi. ANIMA(LI), Galleria Monopoli, Milano, sino al 30 aprile 2018

Da tre lustri Davide Baroggi, classe 1974, segue le vie eccentriche, ma esistenzialmente necessarie, di una “rage de l’expression” senz’alcuna mediazione cólta, della quale Claudio Olivieri, il suo maestro maggiore, aveva scritto: “Ciò che vediamo è un deflagrare improvviso, che investe il soggetto e lo travolge in un sogno o forse in un incubo, il cui eccesso, cromatico, spaziale o semplicemente inventivo più che compositivo, si manifesta senza filtri, in un feroce abbandono che allontana, anzi cancella ogni riserva consolatoria, ogni supporto di affinità culturali”.

Baroggi, Io guardo l'ombra, 2017

Baroggi, Io guardo l’ombra, 2017

Lontano da ogni naïveté, egli s’è fatto esponente di una pittura aspra, emotivamente eccitata, svolta su modi di figurazione radicati nella miglior accezione dell’espressionismo e senza che ciò suoni partito preso stilistico.

La nuova serie di opere, in cui sono di scena animali non fantastici ma fantasticati, conferma la bruschezza inflessibile, irrelata del suo approccio. Umori di memorie simboliche e araldiche animano i soggetti, antropologicamente primitivi, ridotti a una sintesi visiva brusca e potente.

Baroggi, Che sta sognando, 2017

Baroggi, Che sta sognando, 2017

Baroggi è, nella sua visionarietà introversa, ben aggrappato al filo di una poesia straniata, di una urgenza immediata, diretta, necessaria. E il metter le mani in pittura ne è la metamorfosi genetica fondamentale, l’interrogazione che, all’opposto d’ogni stilizzazione liturgica, la rende immagine tra le immagini ma a un grado diverso, verrebbe da dire definitivo, d’esistenza.