Corot. Le peintre et ses modèles, Musée Marmottan Monet, Paris, sino all’8 luglio 2018

Quando nel 1853 Corot apre lo studio in rue Paradis-Poissonnière, che terrà sino alla fine della vita, il tema della donna con mandolino che lo accompagna da sempre si specifica in un rapporto più complesso fondato sul codice del “peintre et modèle”.

Corot, L'atelier de Corot, c. 1873

Corot, L’atelier de Corot, c. 1873

Nel quadro del Louvre, più ancora che in quello affine di Orsay, la stratificazione iconografica e di senso è densa. La modella non posa ma è modella, il momento è quello del riposo, intimo e rilassato, lo specchiamento è tra figura e paesaggio, che si raddoppia ulteriormente nelle operine appese alla parete.

Ovviamente ossessionato dal paesaggio e dalle sue strutture retoriche, in realtà Corot riflette in generale sugli apparati della pittura di genere, anche se non è avido di committenze pratica con continuità il ritratto, né è alieno da scene mitologiche: oltretutto il suo ultimo ventennio lo trascorre quasi tutto nell’atelier, e lo iato presenza/distanza tra figura e plein air si fa fatto definitivamente mentale.

Profilare la specificità del suo approccio alla figura, alle figure, come fa questa mostra impeccabile, è operazione dall’orizzonte critico ben più ampio che la mera esplorazione d’un filone di esperienza.

Corot, Bacchante au tambourin, c. 1860-1870

Corot, Bacchante au tambourin, c. 1860-1870

Corot si conferma, assai più che antiaccademico, anaccademico, che dell’antico esplora e rimugina molti aspetti riportandoli al proprio modo non clamoroso ma fondativo, senza il quale la linea Pissarro, Cézanne, Braque, non sarebbe neppure immaginabile.