Una visione astratta. Opere dalla Collezione Maria Cernuschi Ghiringhelli, Museo MAN, Nuoro, sino al 25 febbraio 2018

Moglie di Gino Ghiringhelli,  Maria Cernuschi vive dall’interno la stagione straordinaria del gruppo del Milione e della prima astrazione geometrica italiana, contrassegnata da pubblicazioni come Kn di Carlo Belli, da passaggi come quelli di Kandinsky e Vordemberge-Gildewart, dal genio nuovo di Licini.

Lucio Fontana, Uovo nero orizzontale, 1968

Lucio Fontana, Uovo nero orizzontale, 1968

Poi, nel 1940, la coppia si separa, ma Cernuschi prende a vivere l’arte italiana in un ruolo che, più che di collezionista, è di vero talent-scout. Naturalmente il suo mondo è quello dell’arte non oggettiva e costruttiva, e con uno sguardo tutt’altro che legato alla sua storicizzazione, che pure passa per presenze illuminanti come quelle di Melotti, Fontana, Reggiani, il prediletto Licini.

Fondamentalmente Cernuschi guarda al maturare non lineare ma vivido delle generazioni nuove, da Calderara a Munari, da Consagra a Bice Lazzari, da Manzoni a Bonalumi, da Dorazio a Dadamaino, guardando a precoci esperienze autonome – Agnetti, Icaro e Scaccabarozzi, su tutti – e a fenomeni come Olivieri, Verna, Vago, ai quali la dizione di pittura analitica va assai stretta ma di cui è chiaro il fondamento nella “peinture d’abord”.

Nel 1989 la collezione passa alla Villa Croce di Genova ed è per quasi tutti una scoperta, soprattutto perché traccia una lettura dei decenni italiani del dopoguerra visti dall’osservatorio di una lucida insider dell’arte, ma che gode del privilegio di poter essere pienamente autonoma rispetto a logiche come le politiche artistiche, il mercato, le mode provvisorie.

Claudio Olivieri, Autocromia, 1971

Claudio Olivieri, Autocromia, 1971

Se vale una testimonianza personale, quei pomeriggi dei primi anni ’80 in cui raccontava al giovane studioso le proprie storie vissute e svelava i propri amori erano vere lezioni di sguardo, di pensiero, di passione vivida.