Fortuny (1838-1874), Museo Nacional del Prado, Madrid,  sino al 18 marzo 2018

Mariano Fortuny y Marsal, padre dell’eclettico omonimo (y Madrazo) che ha regnato da Venezia sulla cultura e sulla moda internazionale, è la grande figura dell’arte spagnola postgoyesca.

Fortuny, Il fumatore di oppio, 1869

Fortuny, Il fumatore di oppio, 1869

Catalano, presto inviato in Italia per una fondamentale esperienza formativa, ricco di precoci esperienze in Marocco, passa in Francia negli anni cruciali, dove media le influenze dirette di Gérôme e Regnault – ma soprattutto l’indiretta di Delacroix – facendosi orientalista a modo suo.

Fondamentalmente Fortuny è un contaminatore di gusti, nel suo nomadismo continuo che ha per punti fermi Parigi e Roma. Talentoso più che dotato di un pensiero pittorico forte, curioso più che analitico, farcisce la propria pittura di suggestioni e la rende sempre un po’ più di ciò che dovrebbe essere: più graziosa, più scintillante, più satura, più estetizzante.

È così che coglie, forse non consapevolmente, il nucleo critico del decennio sessanta, il punto massimo raggiungibile dalla “bella pittura” nostalgica dei fremiti settecenteschi e dell’esotico, quello stile Goupil che incarna il nuovo paradigma borghese, proprio nel tempo in cui altri, Manet in testa, vanno facendo dell’arte spagnola il grimaldello per una riforma radicale.

Fortuny, La scelta del modello, c. 1868-1874

Fortuny, La scelta del modello, c. 1868-1874

Muore, purtroppo, nel 1874. La sua capacità di assorbimento e rimodulazione degli stili avrebbe forse dato risposte non banali al nuovo, o forse no.