Dada Africa, Orangerie, Paris, sino al 19 febbraio 2018

Certo, l’art nègre d’inizio ‘900 è faccenda ben conosciuta e ben esplorata, ma con dada la questione si articola ulteriormente, e in modi radicalmente diversi: non tanto per i canti e i poemi che Tzara raccoglie e di cui si fa interprete già dal 1916, o per le danze che Maya Chrusecz porta sul palcoscenico del Voltaire con le maschere di Janco.

Congo, Feticcio, Vili, Loango, ante1892

Congo, Feticcio, Vili, Loango, ante1892

L’operazione espositiva è ambiziosa e articolata, e funziona. A parte la suggestione degli incroci visivi che ripercorrono il clima di mostre storiche, a partire da quella leggendaria da Corray del 1917, in cui il rapporto tra cose primitive e contemporanee è compiutamente degerarchizzato ed esprime collisioni e conflagrazioni al di fuori di ogni esemplarità, emerge chiaro e radiante l’approccio diverso di Tzara, che porta al parossisimo un atteggiamento già lucidamente non eurocentrico.

Da un lato Tzara ragiona in profondità, con piglio di studioso prima che di creatore, sui materiali, alla ricerca, scrive nel 1918 in Note sur la poésie nègre, del “point où les forces se sont accumulées, d’où jaillit le sens formulé, le rayonnement invisible de la substance, la relation naturelle mais cachée et juste, naïvement, sans explication”. L’art nègre non è primitiva, non si misura con l’attualità europea in termini di evoluzione, ma ne è effettivamente l’altro, con tutto il proprio integro sovversivo potenziale. Questo è anche l’approccio di Carl Einstein affermato in Negerplastik, 1920.

Taeuber-Arp, Motifs abstraits (masques), 1917

Taeuber-Arp, Motifs abstraits (masques), 1917

D’altro canto agisce con capziosità sulfurea sullo stereotipo del nègre, sulla sedimentazione dei luoghi comuni che lo riguardano, con operazioni divertite di straniamento in cui appare ben chiara la limitatezza di chi ne considera la naïveté una forma di minorità, non vedendone la lezione di purezza fondamentale.

Più ancora che la storia delle forme, questa vicenda tocca quella dei concetti, a partire da quelli di maschera, e di corpo, e per qualcuno già di sacro.