Gefeiert und verspottet, Kunsthaus Zürich, sino al 28 gennaio 2018

“Acclamata e derisa”: non è la sintesi perfetta dell’arte in Francia tra il 1820 e il 1880, ma moltissimo ha di vero, come ben mostra questa ampia iniziativa zurighese.

Gustave Courbet, La Source, 1862

Gustave Courbet, La Source, 1862

Che sembra per certi versi ovvia, ma così non è affatto. Certo, le date son quelle che segnano gli esordi di Delacroix e giungono sino alla maturità impressionista, ma non percorrendo solo la via maggiore, quella che passa per Géricault, Corot, Courbet, Manet, Monet, bensì continuamente triangolando con gli esponenti del gusto prevalente: capire perché Courbet è un cazzotto culturale di tal violenza è possibile se si legge con i propri occhi il clima dominante i Salons, il Settecento più volte riabbigliato e la differenza che corre tra questo e gli avversari di successo dell’avanguardia incubante, Couture, Meissonier, Cabanel, Gérôme et Bouguereau, che la storia ha schematizzato come meri passatisti e mediocri, mentre così in realtà non era, o non solamente.

Leggere oltre gli schemi canonici non è, qui, modificare la compilazione di elenchi, gruppi, sottogruppi, eccetera. È guardare per confronti più profondi e aperti pitture coeve, e trarre dalle straordinarie tensioni culturali e stilistiche che s’incrociano una percezione meno inappropriata, più problematicamente viva, infine.

Eugène Giraud, Le bal de l’Opéra, 1866

Eugène Giraud, Le bal de l’Opéra, 1866

Né è omessa la considerazione che queste vicende sono organiche ad altre trasformazioni profonde, dal mito nuovo della modernità al maturare dell’identità borghese, dall’extra-accademismo in cui si formano molti pittori al maturare di un mercato privato che molto cambia, e che incide in modo diverso in strati diversi del pubblico.

Una mostra con opere ma anche con idee, insomma, non compitata ma con scelte intellettuali vivide e vere: tentativo di cultura, non amministrazione di saputi.