André Derain 1904 – 1914. La décennie radicale, Centre Pompidou, Paris, sino al 29 gennaio 2018

Il più bel ritratto di Derain è quello di Balthus, cioè del pittore più lucidamente anavanguardista del secolo. È un omaggio in fondo dovuto, perché entrambi non hanno rifiutato l’avanguardia ma ne hanno metabolizzato l’esperienza, l’hanno traversata sino a distillarne gli umori, ma non ne hanno fatto una divisa o un credo.

Derain, Big Ben, 1906-1907

Derain, Big Ben, 1906-1907

Il decennio radicale di Derain è quello che lo porta a essere, con Matisse, caposcuola della stagione fauve, al punto di diapason del postimpressionismo che ragiona di pittura, e con Vlaminck un riscopritore sui generis dell’art nègre. E i risultati sono primari, da grande pittore e non da orecchiante, com’è per altri. Ciò di cui difetta è, semmai, la dimensione del s’engager, della scelta di campo, e del farsi personaggio.

È certo che, quando si fa pioniere del rappel à l’ordre, i fronti diversamente militanti lo eleggono come il traditore per antonomasia – è tipico bollarlo come controrivoluzionario, con termine in voga – soprattutto perché nuovamente si parla di ciò che meno interessa a Derain, la pittura e la sua ragione, né lui accetta di recitare alcuna parte in commedia se non quella del pittore che fa pittura.

In realtà la sua posizione è assai più complessa, e il passaggio a un figurare cautelato di classicismo è processo tutto interiore, che non si vuol forse riconoscere – e sino a pochi decenni fa non si è riconosciuto – nei sui valori fondanti perché il personaggio che lo incarna non è ciò che si vorrebbe, lui estroverso collezionista di Bugatti e di donne, considerato ufficiale, ricco e famoso e dunque antipatico a prescindere.

Derain, Baigneuses, 1907

Derain, Baigneuses, 1907

Resta un pittore straordinario, sia quando lascia fluire i timbri come mandando Monet in sovratono, sia quando si accosta al mistero delle Demoiselles picassiane ma arrestandosi al confine d’un senso di verosimiglianza cézanniano di cui non azzarda la contraddizione estrema.