Corpo delle immagini, immagini del corpo. Tableaux vivants da san Francesco a Bill Viola, Johan & Levi 2017

Corpo delle immagini, immagini del corpo. Tableaux vivants da san Francesco a Bill Viola

[…] La prima ufficializzazione colta del termine si legge ne Le affinità elettive di Wolfgang Goethe, 1809, in cui la rappresentazione fisica dei tableaux vivants fa da controcanto allo scambio psicologico tra vita vissuta e immaginario artistico operante nella protagonista Ottilia: “Le figure erano così appropriate, i colori distribuiti così felicemente, l’illuminazione così ingegnosa, che ci si sentiva veramente trasportare in un altro mondo; ma la presenza della realtà in luogo dell’immagine produceva una vaga sensazione d’angoscia”, scrive Goethe.

La seconda, assai più complessa e concettualmente fruttuosa, si legge in La toison d’or di Théophile Gautier: siamo nel 1839, cioè giusto al momento del passaggio fra la tradizione aristocratica e dilettantesca del tableau vivant e quella nuova, borghese, che s’intriderà sempre più apertamente d’erotismo carnale. L’artista Tiburce è ossessionato dalle immagini della pittura, e in particolare dalla Maddalena della Deposizione di Anversa di Pieter Paul Rubens, in cui “la grande santa diventava cortigiana e si faceva tentatrice”. Per questo egli chiede all’amata Gretchen di abbigliarsi con costumi antichi e assumere la posa della santa. “Avrete senz’altro visto a qualche rappresentazione straordinaria – scrive Gautier – di quelli che vengono chiamati tableaux vivants. Si scelgono le più belle attrici del teatro, le si veste e le si mette in posa in modo da riprodurre un quadro famoso: Tiburce aveva appena fatto il capolavoro del genere, lo si sarebbe detto proprio un brano tagliato da una tela di Rubens” […]