Giuseppe Diotti (1779-1846). Un protagonista dell’ottocento italiano, Museo Diotti, Casalmaggiore, sino al 28 gennaio 2018

Giuseppe Diotti è una sorta di medio generazionale tra Canova e Hayez, un artista sempre implicato intimamente nella vicenda storica di Brera ma che il destino ha portato continuamente altrove, ad amplificare trame neoclassiche primarie.

Diotti, Mosè presenta le tavole della legge,1808

Diotti, Mosè presenta le tavole della legge,1808

Il suo primo riferimento è, come per tutti i bassaioli cremonesi, Parma, dove all’effimera accademia preteresiana (che ridiverrà grande dopo il 1820 con Paolo Toschi) è allievo di Gaetano Callani, la cui memoria è legata alle cariatidi del salone di Piermarini al Palazzo reale di Milano.

È valente al punto da guadagnarsi il pensionato romano, intriso del carisma di Canova, ma al ritorno non è Brera ad accoglierlo, bensì la neonata accademia voluta da Giacomo Carrara, dove fonda una tutt’altro che banale nuova tradizione locale a partire dal Piccio e da Giacomo Trecourt. La cerchia dei suoi rapporti è alta e tipicamente braidense, da Giuseppe Bossi ad Andrea Appiani, da Pelagio Palagi – il quale in verità non aveva molte ragioni per amare Brera – a Luigi Sabatelli, e quella delle committenze solo geograficamente provinciale, naturalmente in larga parte nella Lombardia orientale.

Diotti, Gesù consegna le chiavi a san Pietro, 1834

Diotti, Gesù consegna le chiavi a san Pietro, 1834

Dapprima orientato verso il neoclassico più teatralizzante, Diotti si nutre progressivamente d’umori romantici, secondo l’air di temps, sempre mantenendo tesa una logica di mestiere alto e, a pieno titolo, paradigmaticamente accademico.