Antonis Donef. The Cheat, Kalfayan Galleries, Atene, sino al 9 dicembre 2017

Henri Michaux, uno che se ne intendeva, scrive che nei libri “pas de libre circulation”, mentre “Tout différent le tableau: immédiat, total. A gauche, aussi, à droite, en profondeur, à volonté. […] Dans un instant tout est là. Tout, mais rien n’est connu encore”.

Donef,Untitled, 2017, vintage printed meter mounted on canvas, detail

Donef, Untitled, 2017, vintage printed meter mounted on canvas, detail

La questione che da anni Donef pone è ancora diversa, è usare come innesco la visività fisica delle pagine a stampa, il loro umore, il loro aroma – carta, colore, lacerti di testo e immagine – in un processo di frammentazione e stratificazione cui ulteriori interventi grafici conferiscono un clima di deriva definitiva del senso e di ulteriore, visionaria e tutta visiva “libre circulation”.

È un caso raro in cui le lucide premesse concettuali, l’operatività lunga e pensosa, e un effetto estetico che può essere letto secondo un codice totalmente visuale, si integrano in modo preciso e gerarchicamente paritetico.

In questa nuova mostra ateniese egli aggiunge un ulteriore elemento, riguardante altre sovranamente ambigue implicazioni dello scrivere, fra transito di codice – dalla stampa alla grafia – e luogo del segno. L’innesco è giocoso. La preparazione truffaldina di un esame di storia dell’arte (scrittura a proposito dell’arte, naturalmente) genera la trascrizione microscopica di interi passi del manuale di Gombrich sul fusto delle penne che lo studente porta con sé all’esame.

Donef, Cheating in Art History, 2017, detail

Donef, Cheating in Art History, 2017, detail

Donef, Cheating in Art History, 2017

Donef, Cheating in Art History, 2017

La realizzazione è un’ulteriore operazione di trasferimento, in cui echi della storia dello scrivere – la variante elementare della criptografia – si incrociano con suggestioni che vanno dal Pierre Menard borgesiano al cortocircuito per cui lo strumento dello scrivere si fa supporto.

Le 370 penne di Cheating in Art History sono la conferma che nella vicenda di Donef l’aspetto di complesso scrutinio intellettuale è dominante anche sulla pura intelligenza dell’effetto.