Il paradiso di Cuno Amiet, Museo d’arte, Mendrisio, sino al 28 gennaio 2018

Cuno Amiet, viene da Solothurn e ed è coetaneo di Giovanni Giacometti. I due si incontrano alla Kunstgewerbeschule di Monaco: le arti decorative sono una scelta realistica perché garantiscono il pane quotidiano, e in quelle stagioni stanno vivendo una fase di fervore non comune.

Amiet, Bretonischer Knabe, 1893

Amiet, Bretonischer Knabe, 1893

Insieme i due passano a Parigi, all’Académie Julian, dove un altro coetaneo, Vuillard, e i suoi amici Sérusier, Roussel, Denis, Bonnard, eccetera sono ormai entrati nell’orbita di Gauguin. Anche Amiet s’innamora del mito di Gauguin e nel 1892 si trasferisce a Pont-Aven, mentre Giacometti scopre la tecnica divisa in patria facendo a Maloja la conoscenza di Segantini, con cui collabora entusiasta al grande progetto di panorama per l’Expo parigina del 1900, nel quale vengono coinvolti lo stesso Amiet e l’altro grande pittore svizzero, il più maturo Ferdinand Hodler, dagli umori simbolisti che molto affascinano Segantini.

I legami sono saldi. Amiet è padrino di Alberto Giacometti, Hodler di Bruno, il quarto dei figli di Giovanni. In seguito Amiet e Giacometti a Parigi hanno la folgorazione della retrospettiva di Cézanne al Salon d’automne del 1907 e vengono attratti dal clima secessionista montante, che Hodler vive invece nella fascinazione viennese di Klimt e Kolo Moser. I due intessono rapporti stretti con la Brücke e con la Galerie Richter a Dresda, poi con la Neue Künstlervereinigung München di Kandinsky e Jawlensky, immettendosi autorevolmente nel concitato e mutevole clima espressionista.

Amiet, Selbstbildnis mit Apfel, 1902-1903

Amiet, Selbstbildnis mit Apfel, 1902-1903

Rispetto alla consacrazione che ben presto avvolge la scuola francese e la tedesca in un alone mitico, la pittura di Amiet lo congela in un ruolo di provinciale di qualità: Oschwand, d’altronde, non è né Parigi né Monaco. Ma viene un tempo per tutto, e man mano anche la sua ricollocazione storica si va compiendo.