Antonio Violetta, Weber & Weber, Torino, sino al 23 dicembre 2017

La ricerca di Violetta è calata profondamente nel fare, in una processualità che si interroga sui bivii di scelta ma che accoglie anche larghi momenti di non intenzionalità: contemporaneamente è doppiata dall’atteggiamento vigile, di riflessione intellettuale, di vaglio critico che distilla e delucida la fisiologia del fare e di ciò ch’è fatto.

Violetta, Primitivo, 2016

Violetta, Primitivo, 2016

Da tempo l’artista si interroga su dicotomie retoriche – ben certo che solo retoriche siano – come figurare e astrarre e agire per padronanza formale oppure per avvenire della forma. Ha ben presto compreso che, assunte come precognizioni operative, esse sono largamente limitative.

Lavora su un altro piano. Del formare e della forma lo interessa il decidersi interno della regola, che è il punto in cui l’intelletto dell’autore assume piena consapevolezza del proprio stream emotivo e, senza assecondarlo passivamente, lo spinge alle sue manifestazioni essenziali.

“Segni grafici e fratture, solchi e tagli sono le impronte che emozione e pensiero lasciano nelle opere. In alcune le impronte diventano tracce simboliche e tendono alla ricerca della bellezza attraverso forma ed equilibrio”.

Violetta, Torso, 2015

Violetta, Torso, 2015

Con una buona, sana dose d’inattualità, in assenza dunque di esibizioni e proclami. La forma, se è certa di sé, è forte anche del suo silenzio.