Somos plenamente libres. Las mujeres artistas y el surrealismo, Museo Picasso, Málaga, sino al 28 gennaio 2018

Una delle caratteristiche del milieu surrealista è stata la presenza cospicua di donne artista, qualitativamente ma, ciò che più è notevole, quantitativamente rilevante.

Dorothea Tanning, Eine Kleine Nachtmusik, 1943

Dorothea Tanning, Eine Kleine Nachtmusik, 1943

L’iniziativa ne allinea diciotto, alcune di geniale marginalità, come Claude Cahun, altre ormai sin troppo mitizzate, come Frida Kahlo, altre ancora dallo spessore riconosciuto: Leonora Carrington, Remedios Varo, Dora Maar, Lee Miller, eccetera.

Occorre naturalmente scrostare l’apparato retorico per cui se ne è troppo detto e scritto come delle compagne di artisti, quasi che fossero esclusivamente irradiate dalla grandezza di questi, oppure di comprimarie di scelte esistenziali letterariamente fruttuose: certo, sono donne che hanno avuto legami sentimentali, ma non è così automatico che questi siano stati la causa e non l’effetto del loro fare arte.

Va tenuto conto inoltre che l’ambito surrealista è stato quello di più lunga durata storica, tre generazioni, e di minor condizionamento da parte del nascente apparato istituzionale dell’arte, e dunque in cui sono esistiti margini operativi altrove e altrimenti sconosciuti.

Leonora Carrington, Y entonces vimos a la hija del Minotauro, 1953

Leonora Carrington, Y entonces vimos a la hija del Minotauro, 1953

A patto di non fare delle “mujeres artistas” un’ulteriore stucchevole sottocategoria, iniziative come questa rivestono una precisa utilità, soprattutto quella di sottrarre peso alle loro vicende biografiche e ragionare esclusivamente, sui materiali, d’arte.