Raphael, Albertina, Wien, sino al 7 gennaio 2018

Senza troppi clamori ma lavorando come si deve, l’Albertina mette insieme centotrenta disegni e diciassette quadri di Raffaello: certo, i suoi fondi sono impressionanti, ma anche il piglio critico dei progetti fa la sua parte, e garantisce prestiti altrimenti non ottenibili.

Raffaello, Nozze di Alessandro e Rossane, c. 1517

Raffaello, Nozze di Alessandro e Rossane, c. 1517

È un caso, questo, in cui la pittura punteggia il percorso come corollario della storia grafica dell’artista – e ci sarebbero anche le incisioni, il cui nucleo dell’Albertina è leggendario – perché qui a parlare è il percorso nitido di elaborazione delle opere, il lavorio d’atelier che porta dalle singole invenzioni prime alla formulazione definitiva delle composizioni.

Raffaello c’è tutto, dagli esordi umbri al cruciale passaggio fiorentino e ai fasti del tempo romano, in un ordine progressivo che mostra come il disegno per lui non sia un’avventura del pensiero ma un possesso conseguito, accertato e ogni volta delucidato.

Raffaello, Due studi di nudo, 1515

Raffaello, Due studi di nudo, 1515

Come se egli lavorasse sempre senza mai porsi dei dubbi, ma in realtà facendo sì che essi di diluiscano e risolvano nelle meditazioni di bottega, in una trama di pensieri e azioni di tal livello da far sembrare ovvio ciò che è frutto d’un ripensamento unico dell’antico che giunge a fondare, davvero, il paradigma del classico.