Franco Marrocco. L’eco del bosco, Palazzo Leone da Perego, Legnano, sino al 19 novembre 2017

Che la definitiva scelta non oggettiva di Marrocco sia maturata a partire da tensioni prevalentemente espressive e non di dover essere stilistico, è fatto ormai ampiamente assodato. E che il farsi complesso della sua opera, sia essa sulla tela o sulla non meno amata carta, sia processo di sottili e sorvegliati trapassi di tono emotivo e di riverberi fisici delucidati sino al risonare del segno, è del tutto evidente nell’orientamento del suo lavoro ultimo.

Marrocco, Eco del bosco, 2013-2014

Marrocco, Eco del bosco, 2013-2014

Centrale è naturalmente l’esperienza del colore, quel suo sfibrarsi fisico che lo sottrae alle evidenze quantitative per farne un ricercato diapason luminoso, un affiorare dell’evidenza a partire da un’idea del diafano all’opposto che percettiva.

Se questa è la cifra cruciale delle sue opere, è chiaro che egli vi immetta anche un filtratissimo legame con l’esperienza del naturale, un rimemorare che ormai, ben conoscendo la via che lo traduce in autonoma evidenza di pittura, si deposita non in traccia ma, a sua volta trasparente, in mood.

Marrocco, Eco del bosco, 2016

Marrocco, Eco del bosco, 2016

È evidente che Marrocco ha scelto una via d’appartatezza rispetto ai corsi del dibattito, e che privilegi largamente la ragione della propria pittura valoriale rispetto a ogni preoccupazione di adeguatezza al gusto cool. È orgogliosamente moderno e non postmoderno, Marrocco, e la necessità delle sue immagini ne è la risultanza elaborante e saporosa.