Marino nell’immagine di Aurelio Amendola (1968-1975), Palazzo del Tau, Pistoia, sino al 10 settembre 2017

La mostra maggiore si avvicina, e di Marino Marini si torna a parlare adeguatamente: questa di Amendola è una sorta di entrée saporosa alla grande antologica che sta per aprirsi.

Amendola, Marino Marini, Milano, 1968

Amendola, Marino Marini, Milano, 1968

L’iniziativa è interessante per due diversi motivi. In primo luogo perché Amendola è, di fatto, l’artefice della fissazione dell’immagine pubblica di Marino, per altro schivo da ogni ingerenza del proprio personaggio rispetto all’opera, uomo più occupato a far arte e a vivere che a raccontarsi far arte e vivere.

In secondo luogo perché è nel rapporto pluriennale con il grande concittadino che Amendola passa da “artigiano-fotografo”, sono sue parole, ad autore maturando le consapevolezze che lo accompagneranno tutta la vita: le foto di Marino e il libro Il pulpito Giovanni Pisano del 1969 sono, di fatto, il folgorante debutto tutto pistoiese del fotografo.

Amendola, Marino Marini, Forte dei Marmi, 1973

Amendola, Marino Marini, Forte dei Marmi, 1973

Da subito il piglio di Amendola è, in sintonia con Marino, antiretorico, e mira al punto focale del lavoro dell’arte più che a celebrare l’uomo illustre: del resto lo scultore i suoi “uomini di virtù” li faceva cadere disarcionati.